Il nuovo mondo di It Auction si chiama Leasing

Dall'inizio del 2016 la casa d'aste faentina aiuta gli istituti bancari per vendere i beni non rilocati. Ne parliamo con Jessica Laghi

 

Cosa succede se un'azienda non rientra dal finanziamento di un leasing? In sintesi, questo: la banca richiama il cliente con diverse lettere di avviso, finché non viene rescisso il contratto e  i beni tornano nella disponibilità dei leasing che devono riuscire a venderli o, eventualmente, a rilocarli. I problemi però non finiscono qui: perché i beni, mobili o immobili che siano, vanno venduti e molto spesso le banche sono costrette a impegnare personale deputato a questo. Le cose stanno però cambiando negli ultimi mesi: sempre più spesso gli istituti di credito si affidano a soggetti esterni e It Auction è uno di questi. Ad occuparsene è Jessica Laghi, in azienda dalla sua fondazione. A lei chiediamo come si è sviluppata questo progetto della casa d'aste on line faentina.

Come si è approcciata It Auction al mondo dei leasing bancari?
“In realtà è stato il mondo bancario, nello specifico Unicredit Leasing a contattarci. Avevano molti beni derivanti dai leasing non rientrati e per venderli erano costretti ad usare risorse interne che dovevano formare o spostare da altri reparti. Hanno deciso poi di affidarsi a soggetti esterni, tra cui It Auction".


Il progetto come è stato costruito?
“A febbraio c'è stato l'accordo con Unicredit e sono stata incaricata dal fondatore di It Auction, Renato Ciccarelli, di seguirlo. Così per cinque mesi ho fatto la spola con Milano, nella sede Unicredit Leasing, per mettere a punto il progetto. Ora che siamo a regime abbiamo un nostro dipendente, Luca Baruzzi, che lavora nell'ufficio dell'istituto di credito. Da marzo ad oggi abbiamo venduto beni per 1,3 milioni".

Vendete sempre tramite asta on line?
"Sì, il meccanismo di vendita è sempre quello. Non siamo l'unica casa d'aste di cui si serve la banca, ce ne sono altre, ma il nostro vantaggio competitivo è la conoscenza delle procedure concorsuali".

Perché si tratta di un vantaggio?
“Partiamo da una premessa: il 60 per cento dei leasing che non rientra, forse di più, è di aziende collegate a procedure concorsuali. A quel punto avviene una sorta di cortocircuito: la banca non sa che la ditta è fallita e lo studio legale manda avvisi che arrivano al curatore fallimentare per il quale il leasing, per così dire, non è in cima alla lista delle questioni da affrontare".

E It Auction che fa?
“It Auction, conoscendo bene queste dinamiche, si inserisce cercando di fare dialogare due mondi che altrimenti faticano a parlarsi. Creiamo in sintesi un canale di comunicazione efficace tra procedura concorsuale e società di leasing, con reciproco vantaggio per entrambi".

Quali sono i beni che rimangono maggiormente "in mano" alle banche?
“Inizialmente c'erano moltissimi beni strumentali derivanti dalla crisi del manifatturiero. Nel mondo dei leasing gli effetti delle crisi di settore arrivano con diversi mesi di ritardo ed ora stiamo assistendo a molti beni immobili che ritornano alle banche. Si tratta in gran parte di capannoni, anche se non mancano gli edifici civili".

Sembra un tema di grande attualità, in un momento in cui si parla di crediti deteriorati…
“Sì, diciamo che nel caso dei non performing loans si tratta di finanziamenti, in questo caso parliamo di beni. In ogni caso la sostanza cambia poco: le banche hanno la necessità di monetizzarli il più possibile. A volte riescono a coprire buona parte della esposizione, altre solo il 20 o del 30 per cento".

Oltre ad Unicredit ci sono altri istituti bancari con i quali lavorate?
“Da qualche mese siamo partner di Monte dei Paschi di Siena e abbiamo stretto un accordo con Intesa San Paolo che partirà a breve. Si tratta di un accordo molto ampio. In questo modo lavoreremo con i tre maggiori players del mercato, formando un know how importante. In futuro potremo quindi essere noi ad andarci a proporre ad altri gruppi bancari per svolgere questi compiti".

 

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